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Quante campagne elettorali, quanti scontri, quanti insulti ha vissuto l’Italia? Quante volte a turno comunisti e fascisti hanno preso in mano le redini del nostro paese? Eppure al momento di prendere le decisioni più importanti, le discrepanze sono sparite e gli insulti trasformati in strette di mano. Tutti a favore del nucleare, tutti a favore del trattato di Lisbona, tutti a favore della guerra in Afghanistan. Perché? La risposta è sin troppo facile. Anni di propaganda hanno diviso il popolo aizzando uno contro l’altro nel semplice compito di distrarli dai reali problemi e dalle reali manipolazioni che avvengono ai piani alti. Il 2010 come il 1910, come il 1810. Abbiamo sempre e solo visto partiti che si dividono la torta. A volte più cioccolato a sinistra, a volte più panna a destra, ma sempre a discapito di quel popolo inerme che spera di agguantare una briciola da quelle fette di torta che gli passano sotto il naso ma che non riesce ad assaporare perché privo della bocca per mangiarle. La stessa bocca che lancia insulti e bestemmia contro gli elettori del partito opposto e che si paralizza sempre quando da riscuotere ci sono i propri diritti. Ogni volta dunque, a ogni campagna elettorale i cittadini pendono dalle labbra dei loro falsi rappresentanti ed utilizzano, per screditare l’altro, la regola “io sono il migliore tu sei il peggiore”. Cosi si perdono di vista per sempre le cose comune a tutti quali la salute, la felicità, il lavoro, la famiglia. E anche se qualcuno si azzarda a far comprendere che la collaborazione nel popolo è assente si far presto a sbeffeggiarlo e a prender di nuovo posizione a favore del proprio partito, perché di nuovo “il mio è migliore del tuo e questa volta mi fido”.
Che cosa possono fare i reduci di questi violenti scontri verbali e fisici che i partiti istigano, divertendosi alle spalle dei loro sostenitori? Beh, pensino innanzitutto a se stessi e a rispettare la loro morale, si vedrà che alla fine tutto rimarrà uguale.
Mai come negli ultimi dieci anni la terra ha vissuto nella minaccia continua, nel terrore, nella frustrazione, e nella paura che un evento possa sconvolgere, se non terminare, le vite di ognuno di noi.
Le tecniche del terrore, già ampiamente utilizzate in passato da religiosi e dittatori, si sono affinate dai fatti dell’11 settembre in poi, quando le torri gemelle a New York si sbriciolarono sotto gli occhi di tutto il mondo in “diretta” tv. Con i suoi duemila morti, la prima vera tragedia che metteva a repentaglio il mondo occidentale, quello ritenuto intoccabile e immune dalle guerre. Da allora anche l’Europa, esclusa dal finto terrorismo internazionale ed alle prese con le guerriglie brigatiste in Italia, con l’Eta in Spagna e via discorrendo, entra a far parte del mondo americano del terrore, dove la vita di ciascun abitante è sempre in pericolo.
Il pericolo dietro l’angolo assume stagionalmente forme e volti diversi. A gennaio i capri espiatori sono malasanità e meningite, poi a turno videogiochi violenti, rivolte di immigrati, negozi cinesi, il riscaldamento globale, satana, internet, musulmani, antrace e guerre biologiche, crisi economiche e terroristi in aeroporto. Per non parlare delle tre – quattro pandemie che negli ultimi anni hanno colpito miliardi di persone nei telegiornali e provocato quando è andata male al massimo 500 morti a giro, senza contare quelli contagiati dai virus, che fanno sempre numero, ma deceduti a causa di cancri o patologie respiratorie o altro. La società dove tutto è instabile ha bisogno sempre della mano amica del governo, sempre pronto quasi casualmente a porre rimedio al caos, ad annullare i problemi del mondo, a salvare il cittadino in pericolo come nel più banale dei fumetti. La parte che più stupisce è che se il supereroe impersonato dal governo si presenta preparato all’attacco, il cittadino, quasi per magia, si ritrova sempre inguaiato e desideroso di ricevere aiuto. Ci casca sempre, è inutile ogni tentativo di comunicargli la sua ridicola situazione. E’ impossibile fargli capire che la sua situazione è frutto del solito gioco in cui lui, con il suo silenzio assenso, è complice e fautore.
Il cittadino bisognoso lo vediamo nelle file davanti agli ambulatori pronto, con la manica alzata, con il suo sorriso che ci rivela furbizia, a ricevere quel vaccino preparato e pensato vent’anni prima e stoccato in magazzini militari, pubblicizzato come nuovo, ma efficace e quindi adatto all’uso. Sempre lo stesso cittadino fa scorte di cibo in attesa che i virus invadano il paese impedendo alla popolazione di frequentare posti chiusi, evitando cosi la propagazione della “malattia”. Spesso bestemmia contro la tv quando vi appare un arabo o un marocchino, grida al terrorismo, dice che una bomba risolverebbe la questione del medio oriente, sempre che sappia dove si trova il medio oriente. Talvolta non prende l’aereo, perché in periodi contemporanei, a cinquemila chilometri di distanza, scaltri agenti hanno impedito un attentato in un aereo di linea, arrestando tempestivamente il talebano mentre, ormai seduto sull’aereo, si accingeva a farsi esplodere. Con un occhio si accorge che misteriosamente d’estate fa sempre più caldo e che l’anno in corso è il più caldo degli ultimi centocinquanta, ma con l’altro occhio non si rende conto che d’inverno fa sempre freddo come da centocinquanta milioni di anni o più da questa parte. Ma è lo stesso che non si accorge che il mercurio scomparso dal suo termometro è finito nel pranzo e nei vaccini. Non stupisce invece, che finanzi passivamente attraverso il suo conto in banca, la guerra perenne dell’America contro X o Y, perché secondo lui, anche se non lo ammetterà mai, solo i bianchi devono dominare il mondo.
Dunque avviamo un falso secolo fresco e rivoluzionario, fotocopiando il precedente ricco di menzogne e complotti, ma questa volta con la consapevolezza che, continuando di questo passo, fra pochissimo il punto di non ritorno sarà fatale.
Facebook è nato per volere della CIA? Questo ha poca importanza, dato che quest’ultima oltre ad accedere ai dati personali degli utenti non può compiere indagini di mercato che già altri fanno anche senza Facebook.La società è nata per volere di un dio? Questo ha poca importanza, visto che quest’ultimo interagisce ben poco con la società, e se lo fa nessuno si è accorto di niente.
Facebook è la società virtuale. Il web 2.0 ha sciolto nell’acido le vecchie maschere che, dietro ad un nickname, rendevano inaccessibile ed insicura la rete. Tutto ciò che è presente nella società, cosi come ci appare, è presente nel popolare social network, con un differente tipo di comunicazione, ma senza il filtro della timidezza. D’altronde esternare ad uno schermo i propri pensieri, esprimere le proprie idee politiche, schierarsi, risulta estremamente più facile e veloce grazie alla rete. Dunque chi non accetta Facebook non accetta la realtà, dove l’eterogeneità dei comportamenti crea una società mista identica a quella della vita reale. E’ proprio per la mancanza di questo filtro che ideali appannati riprendono vita ed estremismi trovano consensi inaspettati. Sta alla società calibrare il proprio comportamento in rete, cosa che comunque non accade nella vita di tutti i giorni. Allora è semplice disprezzare ciò che non ci aggrada, o proteggere ciò che pensiamo rispecchi le nostre idee. Vi sarà capitato di non gradire un video o uno scritto condiviso da un vostro contatto (la parola amicizia sparirà). Se quel contatto coincide con una figura che conoscete automaticamente quella persona viene contrassegnata come sgradevole o insopportabile. E’ normale, è la società. Vi sarete accorti che i contatti sgraditi hanno superato ogni vostra aspettativa. Probabilmente questo è il male minore, non ci si può aspettare che delusioni dalla società in cui si vive. E’ il mondo politico che con cura ha disegnato per noi un mondo diviso per categorie, dove muovere con calma le sue pedine del risiko che conquistano terreni da un lato e ne perdono dall’altro.
La fortuna, che abbiamo ancora per poco, è quella di avere possibilità di scelta. Non possiamo certo scegliere chi votare, questo è ovvio, sappiamo che il burattinaio ha un braccio destro e uno sinistro che si muovono in modo sincrono. Quel che possiamo fare invece è molto più proficuo. Possiamo scegliere che amicizie avere, con quali portare avanti progetti e con quali rimanere in buoni rapporti o di confidenza, pur rispettandone le differenze, senza comunque optare per una divisione brutale. Poiché il motto “divide et impera” ha costruito questa società capitalista e consumista, l’unica arma da utilizzare rimane l’unione, da qui il motto antitetico “l’unione fa la forza”. La velocità della rete gioca a favore dell’uomo. Chi sarà capace di approfittare di questa opportunità riuscirà a scorgere l’orizzonte in modo più chiaro. Con la velocità, la rete virtuale tessuta con gli anni ha possibilità di vibrare simultaneamente e far cadere nella terra quelle goccioline d’acqua impaurite ed intrappolate li dall’ultima pioggia. Con la speranza che con la stessa velocità con cui comunichiamo, quelle goccioline non si diramino nel terreno ma diano forma ad un fiume in piena che viaggia nella stessa direzione verso il mare. Spetta a te decidere.



