Articoli marcati con tag ‘pena di morte’
Cosa è il trattato di Lisbona? Lo dovreste chiedere al parlamento italiano, che lo ha approvato in silenzio, di nascosto e soprattutto all’unanimità un’afosa giornata dell’ agosto 2008, mentre la maggior parte degli italiani costruiva castelli di sabbia o si abbrustoliva al sole.
In poche parole il trattato di Lisbona si potrebbe definire una costituzione europea a tutti gli effetti, che toglie la sovranità ai singoli stati membri dell’unione, facendoci diventare cittadini europei e non più italiani. Cosa c’è di male a far parte dell’europa? Praticamente tutto. Per cominciare le costituzioni nazionali verranno scavalcate dal trattato e quindi rese spazzatura giuridica, per finire alla dissoluzione dei diritti dell’uomo. Perché si chiama trattato e non costituzione europea? In realtà si chiama trattato perché racchiude una serie di modifiche lunghe più di 300 pagine alla vecchia costituzione europea, e perché, se si fosse chiamata “costituzioneâ€, i cittadini avrebbero dovuto esprimere il loro parere attraverso referendum, imprudente manovra agevolmente elusa con l’escamotage del trattato. In Irlanda, dove un po’ di democrazia saldamente attaccata alla poltrona aveva indotto un referendum per l’approvazione del trattato, è successo un grave episodio. A referendum terminato e trattato bocciato dagli irlandesi, è cominciata una campagna terroristica contro i dissidenti, la quale ha portato solo un anno dopo cioè poche settimane fa, al secondo referendum dove questa volta ha trionfato il “Siâ€, con un misterioso e fin troppo largo vantaggio.
I punti caldi di questo trattato:
- Abolizione della sovranità delle nazioni
Formatisi gli Stati Uniti d’Europa (U.S.E.) i parlamenti nazionali non avranno più alcun potere, dunque gli stati risponderanno al più potente parlamento europeo, il quale non avrà comunque nessun potere, visto che lo deterrà la Commissione Europea composta da 27 membri non eletti dai cittadini.
- Disintegrazione del diritto di sciopero
Quando la penna ferisce più della spada. In questo caso nessuno impedisce agli operai di scioperare per un qualsivoglia motivo, ma questo non deve interferire con il pubblico servizio, del quale va garantito il corretto svolgimento. Ed è questa la vera anima dello sciopero, attirare su di sé i riflettori frenando l’eventuale produzione in corso, per richiedere rinnovi ai contratti, orari di lavoro più flessibili o diritti precedentemente negati.
- Pena di morte in caso di sommosse popolari
Questa è tosta. Ricordiamo che in Italia la pena di morte era prevista fino all’arriva della Costituzione nel 1948, ma era presente nell’articolo 21 del Codice penale militare fino al 1994, poi abrogata anche da li. L’articolo recitava: “La pena di morte si esegue, mediante fucilazione, nell’interno di uno stabilimento penitenziario, ovvero in un altro luogo indicato dal Ministro della giustizia. L’esecuzione non è pubblica, salvo che il Ministro della Giustizia disponga altrimenti.†Teoricamente la possibilità di una fucilazione in piazza c’era, e nel caso, il Ministro poteva togliersi lo sfizio di assistere ad uno spettacolo ottocentesco con sentita partecipazione da parte del condannato.
In un futuro prossimo, senza sovranità e con la Costituzione diventata carta straccia all’Italia non rimane che sottostare al Trattato di Lisbona, che in merito alla sopracitata pena, all’articolo 2 si esprime cosi:
“1. Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il delitto è punito dalla legge con tale pena.
2c. per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezioneâ€.
Ottimo, ricordate la massima dell’avvocato Ghedini “la legge è uguale per tutti, ma non sempre la sua applicazioneâ€? Questa perla vi fa capire come con le parole si può mascherare qualcosa di potenzialmente pericoloso, come una sentenza di morte. “Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita†ci tranquillizza, ma continuando a leggere emerge dall’oscurità e con strisciante inquietudine la dicitura “salvo che…â€. E quella parola “salvo†che in un altro contesto tranquillizzerebbe gli animi,  è in disaccordo con le parole “diritto alla vita protetto dalla leggeâ€. Di fatto si può essere condannati alla pena capitale ovvero uccisi, sia in tribunale, sia accidentalmente durante una sommossa. Per sommossa si intende un’azione violenta della massa nei confronti delle forze dell’ordine o di chiunque altro durante una manifestazione, praticamente una ribellione. E se la massa manifestante dapprima tranquilla, come nel caso dell’allargamento della base americana di Vicenza, o dei sit-in di Chiaiano contro la riapertura delle discariche, esasperata dall’irruenza dei militari e per ragioni di difesa contro il manganello fosse costretta ad usare la forza per divincolarsi? Anche in quei casi i manifestanti potrebbero essere legalmente soppressi attraverso raffiche di mitra nella folla? La risposta la conoscete.
Questi sono punti molto importanti che il Trattato ha approvato di nascosto, a beneficio dei burattinai che giocano nella stanza dei bottoni, e che senza girarci troppo attorno ci accorgiamo essere i soliti banchieri.