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Fra gli imbarazzi dei presenti il nuovo nobel per la neolingua Barack Obama esalta la guerra e la innalza a portatrice di pace. Dipinto come il cambiamento che l’America voleva, come la speranza, la giustizia, Obama non è niente di tutto ciò. Fatta eccezione per la raffinata, abusata e noiosa tecnica di comunicazione, con le manine sempre in movimento e lo sguardo perso a destra e sinistra, il presidente americano sembra non molto dissimile dei suoi predecessori. La scarsità di leadership di Bush era giustificata dalla sua ignoranza, cosi come l’inutilità di Clinton che correva dietro la Lewinsky. Obama invece stupisce, ma non più di tanto, perché è studiato. Ha seguito i corsi, ha un’ottima famiglia, i capelli corti sempre in ordine. E’ partito alla grande avendo alle spalle sia i pochi centesimi pervenuti da internet durante la campagna elettorale, sia i grandi capitali investiti dalle banche e dalle case farmaceutiche sicure di aver in mano anche questo presidente. Dalle grandi promesse si è passato ai fatti, e quelli sono reali, tangibili. Guantanamo ancora in attività, una finta rivoluzione del sistema sanitario, l’invio in medio oriente di migliaia di truppe suicide. Le sue intenzioni, per i pochi che ancora credevano in lui, sono state ampiamente espresse e chiarite durante il ritiro del nobel per la pace ad Oslo, durante una conferenza rivelatrice. Sostanzialmente il concetto letterario Orwelliano “la guerra è pace” diviene reale nelle parole di Obama, che più volte sottolinea l’importanza dell’uso della forza e della violenza per mantenere la stabilità delle nazioni. Nel romanzo 1984 lo scrittore britannico Orwell descriveva tre superstati (Eurasia, Estasia ed Oceania) in perenne guerra tra di loro. Questa guerra era necessaria per mantenere la dittatura all’interno di ciascun stato, alimentando l’odio fra i tre popoli al fine di non conoscerne le differenze ed i comportamenti, evitando cosi scambi culturali che avrebbero fatto comprendere ai popoli l’importanza della pace e dell’indipendenza dai governi.
Allo stesso modo Obama terrorizza con le seguenti parole: “le tecnologie moderne permettono a pochi piccoli uomini di uccidere migliaia di innocenti”. Non si riferiva all’auto attentato delle Twin Towers, ma ad esempio al leader iraniano Ahmadinejad, nemico in zona di guerra. Ed ancora ”dobbiamo iniziare riconoscendo una verità difficile: non potremo sradicare conflitti violenti nel corso della nostra stessa vita. Ci saranno momenti in cui le nazioni sia individualmente sia congiuntamente troveranno l’uso della forza non solo necessario, ma anche giustificabile dal punto di vista morale”. Al termine di questa frase si allaccia ipocritamente alle parole di Martin Luther King bestemmiando cosi “voglio portare avanti il lavoro della non violenza” e cita Gandhi. Poi si dimentica quello che ha appena detto e rincara la dose “il male esiste in tutto il mondo”,”un movimento non violento non avrebbe mai potuto fermare Hitler” , infatti il presidente è ancora convinto che gli americani abbiamo liberato l’Europa dal nazismo scordandosi i finanziamenti dei Rockefeller ai laboratori sperimentali di eugenetica nazisti, se questi non abbiano addirittura coadiuvato l’ascesa del Fuhrer alla cancelleria tedesca.

Soldati americani esportano nuovi metodi di pace e amore
“La forza a volte è necessaria” continua il fantasma dell’ Obama pre-elettorale, “il servizio e il sacrificio dei nostri uomini e donne in uniforme (costretti, per amor di patria e in tempi non sospetti ,a pisciare sopra i cadaveri nelle prigioni di Abu Ghraib nda) hanno promosso pace e prosperità dalla Germania alla Corea”. “Abbiamo sostenuto questo peso (la guerra) non perché volevamo imporre la nostra volontà ma lo abbiamo fatto perché avevamo degli interessi illuminati”. Gli interessi degli Illuminati cui si riferisce Obama sono: furto di petrolio, produzione di armi tra cui ordigni nucleari, controllo del commercio dell’oppio, riduzione in schiavitù, controllo delle masse etc… compresi tutti i reati contro l’umanità che vi vengono in mente. Il delirio prosegue “gli strumenti della guerra hanno il loro ruolo nel mantenimento della pace”, “la guerra a volte è necessaria”. Il finale atomico, con buona pace dei sostenitori di Obama che pochi mesi fa alzavano i cartelli ai suoi convegni con su scritto “HOPE”, inaugura una stagione dell’orrore che vorremmo veramente perderci: “Una grande evoluzione delle istituzioni umane, come potrebbe apparire questa evoluzione? Per iniziare io credo che tutte le nazioni devono aderire agli orientamenti che riguardano l’uso della forza” citando conseguentemente lo spauracchio 11 settembre. Lo scopo è ben chiaro: una guerra eterna e la sottomissione dei popoli con il consenso volente o nolente di tutte le nazioni. Alla mente mi rimbalza subito questa frase di Warburg: “Che vi piaccia o no, avremo un governo mondiale, o con il consenso o con la forza”. Pare che Obama, senza che ci fossero dubbi , opterà per la seconda scelta.
E cosi, dopo la verve sfoggiata in campagna elettorale, il neo premio Nobel per la pace Barack Obama, dopo solo un anno dalle elezioni, si ritrova a giocarsi il mandato con l’affare sanità. Puntati su di lui i riflettori di Big Pharma, che con forti pressioni e attività di lobbying nelle poltrone del Congresso, cerca di azzerare le speranze dei democratici intenti ad estendere l’assistenza sanitaria a tutti gli americani. Il piano Obama da mille miliardi di dollari in dieci anni prevede riduzioni dei costi dei medicinali, controlli a tappeto per i manager della sanità per evitare sperperi e aumento della pressione fiscale per le grandi compagnie assicurative. Queste dal canto loro non possono far altro che agire di conseguenza tentando di dividere le due ali del partito di Obama, le quali non trovano accordo sull’entrata nel mercato degli USA come grande polo assicurativo in contrapposizione alle compagnie private. Cosa che avverrà comunque se, scegliendo di rimanere allo stato attuale, le compagnie assicurative non dovessero rispettare gli accordi della riforma che ha nel frattempo incassato il si della commissione finanze.
E se Obama dovesse fallire? Intanto ha fallito già non chiudendo il lager Guantanamo e rafforzando in silenzio le truppe in Afghanistan, con l’invio di 13.000 soldati “non combattenti”, cioè che imbracceranno i fucili solo a telecamere spente. Senza contare che il premio Nobel beffa arriva mentre gli USA acquistano dalla ditta californiana Moller la fantascientifica Skycar, che permetterà lo spostamento delle truppe anche nei terreni minati e sconnessi del Medio-Oriente.
Ci ritroviamo ad avere un Super Obama intransigente nella sanità ma un povero Clark Kent incapace di reagire per quanto riguarda la guerra. Questo ci fa capire che se la riforma sanitaria passerà sarà solo per volere delle case farmaceutiche, mentre in Afghanistan finché ci saranno degli interessi da difendere l’industria bellica non mollerà l’osso… Obama o non Obama.



