Articoli marcati con tag ‘acqua’

acqua_denaroNon lo sapevi? E’ questo che deciderà il governo italiano entro il 24 novembre a tua insaputa, quando tramuterà in legge il decreto 135 che mercifica l’acqua, principale componente della vita. Entro il 2011 tutto il servizio idrico dovrà essere spartito tra società miste, che però dovranno avere capitale privato per più del 40%. Una nota di questo episodio è che il decreto è stato scritto dalla coppia Fitto – Calderoli (rispettivamente Pdl e Lega), nonostante la Lega sia reduce da una campagna elettorale 2008 all’insegna del federalismo fiscale, ossia la gestione da parte dei comuni, convinti che cosi facendo il nord sarebbe volato via chissà dove. Nell’articolo 15 del decreto 135 si legge: ”Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria (…) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica (gara pubblica)ed ancora “gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012”. A favore di imprenditori. Questa frase suggerisce previsioni future incompatibili con i diritti dell’uomo. Il possesso da parte dei banchieri della nostra acqua non è certo il massimo  a cui si può aspirare. Figuriamoci se le società quotate in borsa, i cui soci privati deterranno il 29% e che devono per natura rispondere ad azionisti sconosciuti e leggi di mercato dettate dalla tirannia delle multinazionali, si preoccuperanno di gestire secondo coscienza gli impianti idrici. Gli intoppi della borsa, per forza di cose, verranno risolti dalla riduzione della portata del nostro rubinetto, reo di sgorgare acqua potabile privata. Cosa avverrà con la privatizzazione della gestione della rete idrica? Innanzitutto anarchia da parte della società proprietaria al momento della gestione dei contratti; scarsa capacità di manutenzione dei depuratori, con conseguenti cause giudiziarie fra comuni e società, dove il cittadino pagherà di tasca propria le spese legali al comune, e l’inaccessibilità all’acqua potabile in maniera congrua agli usi di una società occidentale (educata); riparazioni della rete idrica in caso di perdite inesistente, e sappiamo che con il 30% d’acqua che si disperde prima di arrivare nelle case o nei campi agricoli l’Italia è un grosso colabrodo. Basti pensare che in Abruzzo, Puglia e Sardegna, l’acqua erogata è solo il 50% di quella emessa dai depuratori. Indovinate chi paga il restante 50% non utilizzato? Non le società a capitale misto, le quali guadagneranno dagli utili della gestione, che non verranno ridistribuiti o reinvestiti in manutenzione, come dovrebbe essere nel caso di gestione pubblica democratica, ma finiranno nei caveau delle banche almeno quelli privi di falle nelle tubature.

Immaginiamoci situazioni di disagio per gli utenti, che si vedranno costretti e centellinare l’acqua perché dall’alto si ordina l’erogazione per poche ore al giorno. Quale oscuro male ci impedisce di controllare l’acqua, il primo bene comune donatoci gratuitamente dalla terra? Non è forse il menefreghismo la terribile pandemia che colpisce, senza speranza di ripresa, noi e i nostri politici?

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