Archivi per la categoria ‘Il bel Paese’

E’ il maestro Mario Monicelli che pronuncia per primo la parola “Rivoluzione” senza aver paura di essere banale. Una rivoluzione che almeno per una notte si è avverata grazie al potere del web (120.000 connessioni sul sito raiperunanotte) e delle piazze italiane, trascinate da un Santoro che si precipita sulla folla febbricitante a fine trasmissione. A parte le solite censure da parte di Rainews 24 su un Luttazzi esuberante, ognuno in diretta web ha potuto sottolineare l’arroganza di questo governo. Purtroppo il messaggio è arrivato alle orecchie sbagliate, quelle attaccate a teste stufe di sentire le solite barzellette parlamentari. I reali destinatari del messaggio probabilmente erano impegnati in altre faccende come la visione della partita o del telefilm. L’impressione generale è che dal web possa nascere qualcosa di nuovo che vada a sostituire quell’apatia che la televisione negli ultimi vent’anni ha generato, partorendo ignoranza e menefreghismo. Armati di pazienza speriamo che questa piccola rivoluzione non duri solo una notte.

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Quante campagne elettorali, quanti scontri, quanti insulti ha vissuto l’Italia? Quante volte a turno comunisti e fascisti hanno preso in mano le redini del nostro paese? Eppure al momento di prendere le decisioni più importanti, le discrepanze sono sparite e gli insulti trasformati in strette di mano. Tutti a favore del nucleare, tutti a favore del trattato di Lisbona, tutti a favore della guerra in Afghanistan. Perché? La risposta è sin troppo facile. Anni di propaganda hanno diviso il popolo aizzando uno contro l’altro nel semplice compito di distrarli dai reali problemi e dalle reali manipolazioni che avvengono ai piani alti. Il 2010 come il 1910, come il 1810. Abbiamo sempre e solo visto partiti che si dividono la torta. A volte più cioccolato a sinistra, a volte più panna a destra, ma sempre a discapito di quel popolo inerme che spera di agguantare una briciola da quelle fette di torta che gli passano sotto il naso ma che non riesce ad assaporare perché privo della bocca per mangiarle. La stessa bocca che lancia insulti e bestemmia contro gli elettori del partito opposto e che si paralizza sempre quando da riscuotere ci sono i propri diritti. Ogni volta dunque, a ogni campagna elettorale  i cittadini pendono dalle labbra dei loro falsi rappresentanti ed utilizzano, per screditare l’altro, la regola  “io sono il migliore tu sei il peggiore”. Cosi si perdono di vista per sempre le cose comune a tutti quali la salute, la felicità, il lavoro, la famiglia. E anche se qualcuno si azzarda a far comprendere che la collaborazione nel popolo è assente si far presto a sbeffeggiarlo e a prender di nuovo posizione a favore del proprio partito, perché di nuovo “il mio è migliore del tuo e questa volta mi fido”.

Che cosa possono fare i reduci di questi violenti scontri verbali e fisici che i partiti istigano, divertendosi alle spalle dei loro sostenitori? Beh, pensino innanzitutto a se stessi e a rispettare la loro morale, si vedrà che alla fine tutto rimarrà uguale.

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Le centrali nucleari non sono sicure, esiste il problema dello stoccaggio delle scorie, ci sono migliori fonti di energia pulita e rinnovabile! Poi si il governò si destò dall’incubo, si asciugò la fronte e tornò ad imporre il nucleare, croce degli italiani, delizia dell’ENEL.

E così siamo punto e a capo, di nuovo a lottare contro gli sprechi economici, contro la prepotenza, contro l’inquinamento. Non basta mettere a confronto due modelli di produzione di energia nettamente differenti come il nucleare e il fotovoltaico, non basta far comprendere a mezzo mondo che le scorie prodotte dalle centrali non si possono stoccare per migliaia di anni senza produrre danni catastrofici, non basta pagare una bolletta salata a privati comprendente sovrattasse dai nomi sconosciuti, non basta tutto ciò: bisogna scendere in piazza e farsi manganellare la schiena come pretende un governo che arbitrariamente ed incostituzionalmente impone scelte contrarie alla volontà del popolo. Di quel referendum dell’87, ormai calpestato con tanta indifferenza da quei quattro xenofobi che siedono ai posti di comando, rimane solo un flebile ricordo. Già da allora si tentava di frenare la rabbia post-Chernobyl, ponendo dei quesiti referendari che candidamente sbollentavano gli spiriti degli ambientalisti frenando l’ENEL, ma che di fatto non si opponevano totalmente e fermamente all’energia nucleare. Dopo vent’anni, mentre tutti fanno marcia indietro sulla costruzione di nuovi reattori, perché insicuri e non efficienti, l’Italia con una capriola storta torna negli anni 70 e promette nuovi posti di lavoro, più energia per tutti, bollette meno care e tutto quello che di idiota ci si può inventare.

Ci risiamo dunque, con il sole tanto adorato dai nostri avi che sta gratuitamente lì fermo ad aspettare di essere utilizzato, con l’allegro vento che non viene intralciato da nessuna pala eolica, con l’energia termica che continua calma e placida e tenersi per sé il benefico calore, con la madre terra che si è stufata di essere inquinata dai soliti fetenti in attesa che si denuclearizzino il cervello.

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acqua_denaroNon lo sapevi? E’ questo che deciderà il governo italiano entro il 24 novembre a tua insaputa, quando tramuterà in legge il decreto 135 che mercifica l’acqua, principale componente della vita. Entro il 2011 tutto il servizio idrico dovrà essere spartito tra società miste, che però dovranno avere capitale privato per più del 40%. Una nota di questo episodio è che il decreto è stato scritto dalla coppia Fitto – Calderoli (rispettivamente Pdl e Lega), nonostante la Lega sia reduce da una campagna elettorale 2008 all’insegna del federalismo fiscale, ossia la gestione da parte dei comuni, convinti che cosi facendo il nord sarebbe volato via chissà dove. Nell’articolo 15 del decreto 135 si legge: ”Il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria (…) a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica (gara pubblica)” ed ancora “gli affidamenti diretti assentiti alla data del 1° ottobre 2003 a società a partecipazione pubblica già quotate in borsa a tale data e a quelle da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile, cessano alla scadenza prevista nel contratto di servizio, a condizione che la partecipazione pubblica, si riduca anche progressivamente, attraverso procedure ad evidenza pubblica ovvero forme di collocamento privato presso investitori qualificati e operatori industriali, ad una quota non superiore al 30 per cento entro il 31 dicembre 2012”. A favore di imprenditori. Questa frase suggerisce previsioni future incompatibili con i diritti dell’uomo. Il possesso da parte dei banchieri della nostra acqua non è certo il massimo  a cui si può aspirare. Figuriamoci se le società quotate in borsa, i cui soci privati deterranno il 29% e che devono per natura rispondere ad azionisti sconosciuti e leggi di mercato dettate dalla tirannia delle multinazionali, si preoccuperanno di gestire secondo coscienza gli impianti idrici. Gli intoppi della borsa, per forza di cose, verranno risolti dalla riduzione della portata del nostro rubinetto, reo di sgorgare acqua potabile privata. Cosa avverrà con la privatizzazione della gestione della rete idrica? Innanzitutto anarchia da parte della società proprietaria al momento della gestione dei contratti; scarsa capacità di manutenzione dei depuratori, con conseguenti cause giudiziarie fra comuni e società, dove il cittadino pagherà di tasca propria le spese legali al comune, e l’inaccessibilità all’acqua potabile in maniera congrua agli usi di una società occidentale (educata); riparazioni della rete idrica in caso di perdite inesistente, e sappiamo che con il 30% d’acqua che si disperde prima di arrivare nelle case o nei campi agricoli l’Italia è un grosso colabrodo. Basti pensare che in Abruzzo, Puglia e Sardegna, l’acqua erogata è solo il 50% di quella emessa dai depuratori. Indovinate chi paga il restante 50% non utilizzato? Non le società a capitale misto, le quali guadagneranno dagli utili della gestione, che non verranno ridistribuiti o reinvestiti in manutenzione, come dovrebbe essere nel caso di gestione pubblica democratica, ma finiranno nei caveau delle banche almeno quelli privi di falle nelle tubature.

Immaginiamoci situazioni di disagio per gli utenti, che si vedranno costretti e centellinare l’acqua perché dall’alto si ordina l’erogazione per poche ore al giorno. Quale oscuro male ci impedisce di controllare l’acqua, il primo bene comune donatoci gratuitamente dalla terra? Non è forse il menefreghismo la terribile pandemia che colpisce, senza speranza di ripresa, noi e i nostri politici?

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article_1869_u9Smy6gsk2Sono le parole che deve aver pensato Grazianeddu Mesina, celebre bandito sardo,  alla proposta di partecipazione all’isola dei famosi 2010, programma culturale della RAI rivolto ai neolaureati in ingegneria nucleare. Chi è quest’uomo e perché all’isola dei famosi? Alla seconda domanda non esiste risposta sensata, alla prima si.  Su wikipedia viene definito “ex bandito”, io son dell’idea che uno che viene arrestato a 14 anni per porto d’armi abusivo,  e tra un rapimento e un omicidio si faccia in totale  40 anni di carcere e infinite rocambolesche  evasioni, bandito lo rimanga sempre. Bandito ad honorem. Nel 2004 Ciampi lo grazia, facendolo uscire dal carcere dopo 11 anni di detenzione consecutivi senza permessi. Ora a 67 anni Mesina  fa da guida turistica nei luoghi delle sue fughe degne di un film hollywoodiano, ed ha un’agenzia di viaggi a Padova. È un personaggio che ama stare davanti ai riflettori, come del resto i suoi simili in giacca e cravatta. Chi pensava che il baratro in cui fosse sé caduta la tv italiana fosse profondo si deve un attimino ricredere, diciamo che ancora non si vede chiaro il fondo. E chissà che Grazianeddu non ci faccia un’altra sorpresa riuscendo ad evadere anche dall’isola dei famosi, magari per rapire Simona Ventura e portarla lontano lontano, senza cibo ne acqua per tre mesi, in onore dei vecchi tempi passati.

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Benvenuti nel blog The Real Life. Ogni fatto raccontato, persona citata o avvenimento accaduto è reale. Purtroppo.

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