Archivio di marzo 2010

E’ il maestro Mario Monicelli che pronuncia per primo la parola “Rivoluzione” senza aver paura di essere banale. Una rivoluzione che almeno per una notte si è avverata grazie al potere del web (120.000 connessioni sul sito raiperunanotte) e delle piazze italiane, trascinate da un Santoro che si precipita sulla folla febbricitante a fine trasmissione. A parte le solite censure da parte di Rainews 24 su un Luttazzi esuberante, ognuno in diretta web ha potuto sottolineare l’arroganza di questo governo. Purtroppo il messaggio è arrivato alle orecchie sbagliate, quelle attaccate a teste stufe di sentire le solite barzellette parlamentari. I reali destinatari del messaggio probabilmente erano impegnati in altre faccende come la visione della partita o del telefilm. L’impressione generale è che dal web possa nascere qualcosa di nuovo che vada a sostituire quell’apatia che la televisione negli ultimi vent’anni ha generato, partorendo ignoranza e menefreghismo. Armati di pazienza speriamo che questa piccola rivoluzione non duri solo una notte.

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Topo Gigio durante la terapia

Il simbolo italiano della propaganda a favore del vaccino contro l’influenza H1N1 si è spento nella notte dopo una lunga malattia. Aveva cinquantuno anni. Vittima della sindrome di Guillain-Barré non era apparso più in pubblico dal giorno in cui aveva accusato il primo malessere.

Il celebre topo televisivo era stato sottoposto a vaccinazione forzata sul finire del 2009 mentre lo spettro della nuova influenza aleggiava sulle teste degli italioti. Una settimana dopo l’inoculazione, i primi sintomi paralizzanti che, dopo la rachicentesi, non lasciavano spazio a nessun’altra diagnosi: sindrome di Guillain-Barré. Prima che i media potessero avventarsi sul corpo del topo, la paralisi dagli arti inferiori si era estesa agli arti superiori, lasciando l’ex cavia inerme sul proprio letto.

Dopo cinque mesi di sofferenze terribili e terapie fallimentari, l’insufficienza respiratoria che si abbatte sul corpo già debilitato si aggrava, portando i polmoni del topo a paralizzarsi completamente, lo conduce alla morte. I famigliari infuriati hanno già presentato un esposto alla Procura della Repubblica chiedendo i risarcimenti danni alla casa farmaceutica distributrice del vaccino.

Topo Gigio era nato nel 1951 in un laboratorio di ricerca nel milanese, figlio di Anna e Ambrogio Gigio, ed era stato sottoposto a numerosi esperimenti prima della liberazione, avvenuta per mano degli americani nella prima metà degli anni sessanta. Di lui ricordiamo numerose comparse televisive sulla RAI e la fatale campagna promozionale 2009 a favore di quello stesso vaccino che ha consumato il suo corpo.

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Quante campagne elettorali, quanti scontri, quanti insulti ha vissuto l’Italia? Quante volte a turno comunisti e fascisti hanno preso in mano le redini del nostro paese? Eppure al momento di prendere le decisioni più importanti, le discrepanze sono sparite e gli insulti trasformati in strette di mano. Tutti a favore del nucleare, tutti a favore del trattato di Lisbona, tutti a favore della guerra in Afghanistan. Perché? La risposta è sin troppo facile. Anni di propaganda hanno diviso il popolo aizzando uno contro l’altro nel semplice compito di distrarli dai reali problemi e dalle reali manipolazioni che avvengono ai piani alti. Il 2010 come il 1910, come il 1810. Abbiamo sempre e solo visto partiti che si dividono la torta. A volte più cioccolato a sinistra, a volte più panna a destra, ma sempre a discapito di quel popolo inerme che spera di agguantare una briciola da quelle fette di torta che gli passano sotto il naso ma che non riesce ad assaporare perché privo della bocca per mangiarle. La stessa bocca che lancia insulti e bestemmia contro gli elettori del partito opposto e che si paralizza sempre quando da riscuotere ci sono i propri diritti. Ogni volta dunque, a ogni campagna elettorale  i cittadini pendono dalle labbra dei loro falsi rappresentanti ed utilizzano, per screditare l’altro, la regola  “io sono il migliore tu sei il peggiore”. Cosi si perdono di vista per sempre le cose comune a tutti quali la salute, la felicità, il lavoro, la famiglia. E anche se qualcuno si azzarda a far comprendere che la collaborazione nel popolo è assente si far presto a sbeffeggiarlo e a prender di nuovo posizione a favore del proprio partito, perché di nuovo “il mio è migliore del tuo e questa volta mi fido”.

Che cosa possono fare i reduci di questi violenti scontri verbali e fisici che i partiti istigano, divertendosi alle spalle dei loro sostenitori? Beh, pensino innanzitutto a se stessi e a rispettare la loro morale, si vedrà che alla fine tutto rimarrà uguale.

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