Le centrali nucleari non sono sicure, esiste il problema dello stoccaggio delle scorie, ci sono migliori fonti di energia pulita e rinnovabile! Poi si il governò si destò dall’incubo, si asciugò la fronte e tornò ad imporre il nucleare, croce degli italiani, delizia dell’ENEL.
E così siamo punto e a capo, di nuovo a lottare contro gli sprechi economici, contro la prepotenza, contro l’inquinamento. Non basta mettere a confronto due modelli di produzione di energia nettamente differenti come il nucleare e il fotovoltaico, non basta far comprendere a mezzo mondo che le scorie prodotte dalle centrali non si possono stoccare per migliaia di anni senza produrre danni catastrofici, non basta pagare una bolletta salata a privati comprendente sovrattasse dai nomi sconosciuti, non basta tutto ciò: bisogna scendere in piazza e farsi manganellare la schiena come pretende un governo che arbitrariamente ed incostituzionalmente impone scelte contrarie alla volontà del popolo. Di quel referendum dell’87, ormai calpestato con tanta indifferenza da quei quattro xenofobi che siedono ai posti di comando, rimane solo un flebile ricordo. Già da allora si tentava di frenare la rabbia post-Chernobyl, ponendo dei quesiti referendari che candidamente sbollentavano gli spiriti degli ambientalisti frenando l’ENEL, ma che di fatto non si opponevano totalmente e fermamente all’energia nucleare. Dopo vent’anni, mentre tutti fanno marcia indietro sulla costruzione di nuovi reattori, perché insicuri e non efficienti, l’Italia con una capriola storta torna negli anni 70 e promette nuovi posti di lavoro, più energia per tutti, bollette meno care e tutto quello che di idiota ci si può inventare.
Ci risiamo dunque, con il sole tanto adorato dai nostri avi che sta gratuitamente lì fermo ad aspettare di essere utilizzato, con l’allegro vento che non viene intralciato da nessuna pala eolica, con l’energia termica che continua calma e placida e tenersi per sé il benefico calore, con la madre terra che si è stufata di essere inquinata dai soliti fetenti in attesa che si denuclearizzino il cervello.



